Disoccupazione in Italia: i disoccupati cronici spesso non sanno lavorare

La questione della disoccupazione in Italia non viene analizzata a fondo

disoccupazione in italiaLa disoccupazione in Italia è un argomento sempre buono per i notiziari o le pagine dei giornali quando c’è da riempire un vuoto. Soprattutto quella giovanile fa scalpore, a causa della rinuncia di molti addirittura a perdere tempo a cercare lavoro. Certo, pescare un impiego serio nella miriade di lavori cretini che vengono proposti nei vari annunci è impresa che scoraggia facilmente.

DISOCCUPAZIONE IN ITALIA – E SE  I DISOCCUPATI FOSSERO BUONI A NULLA?

A un’attenta osservazione non sfugge il fatto che le persone in gamba generalmente hanno tutte un’occupazione, e se hanno la sfortuna di perderla non restano disoccupate a lungo, a prescindere dall’età. Accade che ci sia bisogno di qualcuno capace di fare qualcosa, per cui questi vengono cercati e pure se over cinquanta non riescono a stare due settimane senza lavoro che già ci si mette in fila per richiederli.
Allora viene da domandarsi: non sarà che molti disoccupati sono incapaci? Quanti non si limitano a svolgere nulla di più di quello che viene loro detto, ma sono in grado di prendere un’iniziativa o attivarsi per risolvere un problema? Da quello che si vede, le persone su cui veramente contare sono pochissime.

Quel che è cambiato rispetto al passato è che non girano più soldi da gettare via. Prima era il Paese di Bengodi e si buttavano quattrini a palate a cui non corrispondeva un’adeguata dose di merito, basti pensare ai baby pensionati o a tutti i benefit di cui godevano i dipendenti delle grandi aziende. Questo perché si chiudesse un occhio sulle ruberie dei grandi, che dal momento che si stava tutti bene venivano tollerate. Di conseguenza, anche gli incapaci trovavano lavoro, venivano messi a svolgere mansioni semplici quando non inutili, se di buona famiglia finivano a fare da ornamento dietro a una scrivania (beh, questo succede ancora).
Ora che i soldi sono finiti, non ci si può più permettere di spenderli a vuoto, per cui chi va a lavorare dovrebbe, appunto, lavorare. Il che non significa svolgere meccanicamente il compitino, ma essere in grado di generare profitto. Quanti lo sanno fare?

DISOCCUPAZIONE IN ITALIA – POSTO DI LAVORO O LAVORARE?

Molte imprese chiudono perché non ce la fanno più a sostenere l’esborso mostruoso per dipendenti che di fatto non producono abbastanza per quello che costano. Compiono la medesima azione meccanica e se quella viene a cessare non sono in grado di fare altro, o peggio, si rivolgono ai sindacati perché non sono tenuti a farlo. Incatenarsi a qualche palo quando ormai l’azienda è al collasso non serve più, se il problema è sempre stato quello di mantenere il posto di lavoro, piuttosto che lavorare.

I primi operai erano trattati come bestie da soma, allora si sono uniti e hanno lottato per sopravvivere; oggi si pretendono i diritti mentre si gioca alla Playstation.
Esistono certamente categorie di lavoratori che subiscono lo sfruttamento e sono costretti ad accettare condizioni disastrose. Bisogna però chiedersi queste persone cosa fanno per migliorare la loro situazione? Tentano di affermarsi o aspettano passivamente che qualcosa cambi? Cosa hanno fatto in passato, a partire dalla scuola? Perché è chiaro che chi è sempre stato scarso senza reagire poi non possa aspettarsi granché. Quel che lascia perplessi sono gli individui validi che potrebbero portare un utile e non vengono considerati, e purtroppo sono in aumento.

DISOCCUPAZIONE IN ITALIA – MANODOPERA STRANIERA E SFRUTTAMENTO
La manodopera straniera, gli immigrati, i neri, sono ormai odiati e indicati come coloro che rubano il lavoro, perché accettano qualsiasi condizione. Attenzione, però, che qui si parla di lavoro illegale, dal momento che a norma di legge un regolare contratto non prevede distinzioni di razza. Quindi caso mai rubano il lavoro nero. Rassegniamoci però all’evidenza: gli stranieri hanno più palle. Le hanno a causa di quello che hanno vissuto e affrontato, e perché hanno dovuto imparare a cavarsela. Certo non si lamentano se gli si spezza un’unghia, ed è logico che spesso vengano preferiti.

Sostanzialmente, analizzando la disoccupazione in Italia nel contesto dello scrivere per il web, quindi senza fermarsi alla superficie o agli slogan, si evince che la gran parte dei disoccupati parcheggiati nei bar, ma anche quelli che spediscono curriculum, nel momento in cui si trovano di fronte a un lavoro non sono capaci di svolgerlo. Bisogna spiegare nei dettagli tutto quel che devono fare. Bisogna fare attenzione che non si sbuccino un ginocchio. Se capita un imprevisto non lo gestiscono.

Da qui, scatta la corsa al bonus, all’assegno, a qualsiasi rubinetto da cui possa gocciolare qualche spicciolo. Buoni per i figli, per invalidità non ben precisate, categorie protette, reversibilità. Persone prive di ogni ambizione che vanno alla ricerca dell’unica cosa che gli interessi: poter vivere senza lavorare.

Elisa Rolfo

 

 

 

 

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