Professoressa insulta i poliziotti a Torino e scatena un caso mediatico

Una professoressa di Torino insulta i poliziotti durante un corteo antagonista

professoressa insulta poliziottiProfessoressa insulta i poliziotti durante un corteo antifascista a Torino, nello specifico pronunciando la frase “Vigliacchi, dovete morire”. Il caso scatena subito la bufera sui social e fuori, perché chi svolge la professione di insegnante non dovrebbe tenere un comportamento simile, mancando di rispetto alle istituzioni e augurando addirittura la morte, che certo non è un buon esempio per chi dovrebbe essere anche educatore.
Ora, ovviamente si fa a gara a chi si indigna di più e meglio e si chiedono provvedimenti severi, del resto la docente (che in realtà non è professoressa, ma maestra) è stata sospesa e nei suoi confronti si è avviato un procedimento disciplinare.

Questo articolo non vuole però intervenire sulla questione etica, né prendere posizione o inveire contro la professoressa che insulta i poliziotti, bensì concentrarsi su quello che nessuno vede, ovvero gli aspetti poco chiari della vicenda. Infatti, sono tutti presi a esprimere la propria opinione e nessuno si accorge dei particolari che portano alla costruzione del caso mediatico specifico. Scrivere per il web è come posare una grossa lente di ingrandimento sui fatti raccontati dai media, dove saltano all’occhio i particolari che non quadrano.

Analizziamo attentamente la situazione: una persona partecipa a una manifestazione, e non una qualunque, ma un corteo dove già si sa che accadranno disordini. In mezzo alla confusione, dove urlano tutti, e c’è un casino infernale, una persona pronuncia una frase. Logica vorrebbe che questa si perdesse tra il chiasso. In effetti, generalmente capita che se si viene beccati sul fatto e si procurano le prove, ci si prende una denuncia per oltraggio a pubblico ufficiale. Ma non succede quasi mai, proprio per quanto esposto poco fa, ovvero a causa del chiasso generale: tutti gridano uno sopra l’altro e neanche si riescono a distinguere le frasi.

Invece, l’insegnante in questione è stata ripresa, fotografata e inquadrata proprio nell’attimo in cui pronunciava la frase incriminata. In mezzo alla folla, alle urla, alle cariche della polizia e al lancio di oggetti vari, ci si è concentrati proprio sulla professoressa che insulta i poliziotti. Dopodiché si è scoperta la sua professione e si è donato il tutto al grande pubblico, per creare la rivolta di massa. Chissà quanti, in quel momento, stavano dicendo la stessa cosa o simili, eppure si è riusciti a immortalare proprio lei, in quel preciso istante.

Come hanno fatto? Un colpo di fortuna, oppure, forse già si teneva d’occhio la maestra che si sapeva frequentare ambienti antagonisti, personaggio ideale per un caso mediatico. Quindi, si stava pronti a beccarla al primo piede in fallo per scatenare la bufera con titoli sensazionalisti.

Del resto, se l’exploit della signora non fosse stato reso pubblico, non avrebbe creato danno, poiché i suoi giovani alunni non avrebbero assistito allo spettacolo della professoressa che insulta i poliziotti e non ne avrebbero saputo nulla.

Abbiamo qui un classico esempio di come si costruisce un caso mediatico: si porta la massa nella direzione voluta, ovvero indignarsi e inveire contro il fatto commesso, e nessuno si accorge di ciò che non quadra, o è, per lo meno, un po’ strano.

Elisa Rolfo

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Professoressa insulta i poliziotti e scatena un caso mediatico
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Professoressa insulta i poliziotti e scatena un caso mediatico
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Il caso della docente che insulta i poliziotti, perfetto per creare un caso mediatico.
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