Salone del libro di Torino, l’oasi effimera della cultura

Torino non sarebbe la stessa senza il Salone del Libro

salone del libro torinoIl Salone del Libro di Torino è un dedalo di vicoli trafficati e intricatissimi, frammezzati da corsi senza alberi e qualche piazzola con tutte le panchine occupate. Lo specchio della città nei giorni di festa, quando l’austerità non basta a frenare l’esuberanza e sembra attenuarsi anche quel sottofondo di malinconia (forse perché molti non sono torinesi). Nonostante la calca si respira, la cultura fornisce abbondante dose d’ossigeno per tutti, e il rumore è tutto sommato sopportabile, sarà che davanti ai libri viene da sussurrare. Un’oasi di confusionaria pace che lascia storditi, perché tornare al quotidiano, dopo aver respirato l’aria del Salone del Libro, è spiazzante, ci si sente un po’ come drogati dopo una dose di irrealtà.displaced elisa rolfo

DISPLACED – IL ROMANZO DI ELISA ROLFO AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO

Naturalmente, al Salone del Libro di Torino si trova anche qualcosa che proprio cultura non è, ma ci vuole, perché è quello che attira le masse e fa tornare i conti. Ma qui si può tranquillamente ignorare, ci si può sedere dove si trovano ancora posti liberi, dove a pochi interessa ascoltare.

C’è un’invisibile barricata d’acciaio che divide quelli nati col cognome buono, che vivono di cultura ogni giorno, dagli anonimi. Lo si nota bene al Salone del libro di Torino, c’è chi ha lo stand gigante dove si fatica a entrare e chi si schiaccia dietro una bancarella di pochi metri; chi guarda con indifferenza le centinaia di persone in coda e chi deve fermare la gente in cerca di potenziali lettori. Questi ultimi, quando il Salone chiude i battenti, spesso devono tornare tra la mediocrità e il banale. Capita che l’amore per la cultura sia un sentimento non corrisposto, la si insegue, si sacrifica il riposo, ci si accontenta di briciole.
Perché non lasciamo perdere? Facciamo come gli altri, quelli che vanno al Salone del Libro di Torino perché fa tendenza, cercano qualche autografo e poi se ne tornano al bar.

E invece no, siamo eroinomani della cultura, che quando ti entra dentro non ne puoi più fare a meno, e ne vorresti ancora e ancora. Poi capita che ci si becchi il down. Ma quei frammenti di benessere sono l’unica cosa che dia senso al vivere, che diversamente sarebbe mera sopravvivenza. E allora si continua, imperterriti e sempre più isolati. Fino al prossimo Salone del Libro di Torino.

Elisa Rolfo

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Salone del libro di Torino, l'oasi effimera della cultura
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Il Salone del Libro di Torino, l'evento più importante per il mondo dell'editoria.
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